NOTIZIE DA PALAZZO SORAGNA

Analisi Congiunturale dell'economia parmense: presentati i dati a Palazzo Soragna

Analisi Congiunturale dell'economia parmense: presentati i dati a Palazzo Soragna

L'evento ha fatto il punto sull'andamento economico della nostra provincia

E’ la diversificazione del tessuto industriale parmense nelle sue tante filiere di specializzazione, fortemente innovative e orientate all’export, l’elemento che più di altri contribuisce a tessere per il nostro territorio una trama resistente alle turbolenze nazionali ed internazionali. Dall’alimentare alla chimica - farmaceutica, dall’impiantistica alla meccanica, dal vetro alle costruzioni anche infrastrutturali, i settori industriali con i loro andamenti diversificati compongono un valore totale di fatturato provinciale che nel 2022 sfiora i 26 miliardi di euro (dato ufficiale Ministero dell’Economia su dichiarazioni IVA 2022). Se si aggiunge poi il contributo fondamentale dei servizi, tra cui spiccano la logistica e l’ICT, si arriva a un fatturato complessivo di oltre 45 miliardi di euro.
Questa diversificazione, unita alle performance positive di comparti “chiave” del nostro territorio, come l’impiantistica alimentare e la farmaceutica, hanno determinato una crescita, esigua ma reale, dell’economia parmense. Anche sotto il profilo del valore aggiunto pro capite, secondo i dati 2023 del Centro Studi Istituto Tagliacarne il nostro posizionamento è in crescita: la provincia di Parma si colloca al quarto posto in Italia con 43.250,28 euro, in miglioramento rispetto al quinto posto del 2022.
Sono stati presentati il 7 aprile a Palazzo Soragna i risultati economici della provincia di Parma nel corso dell'evento "Analisi Congiunturale dell'economia parmense". Dopo l’intervento introduttivo di Gabriele Buia, presidente dell’Unione Parmense degli Industriali, è stata Valentina Ruberto, responsabile Ufficio Studi Upi, a presentare i risultati dell’analisi e Pier Luigi Marchini, professore ordinario di Economia aziendale presso l’Università di Parma, a commentare le evidenze raccolte, focalizzandosi sugli investimenti realizzati dalle aziende.
Subito dopo si è tenuto un momento di approfondimento su investimenti e innovazione come fattori di successo per la crescita delle imprese a cura di Andrea Ragaini, vice direttore generale Products, Wealth & Asset management di Banca Generali, e Marcello Demeglio, marketing manager Cloud & AI di Tim Enterprise.
A seguire è intervenuto Federico Fubini, inviato ed editorialista di Economia del Corriere della Sera, che ha esteso l’analisi al contesto nazionale ed internazionale.
I lavori sono stati moderati da Claudio Rinaldi, direttore di Gazzetta di Parma. 
 
I risultati dell’indagine congiunturale UPI – Principali evidenze
I dati presentati oggi sono il risultato dell’elaborazione di un questionario, condiviso con il Centro Studi Confindustria Emilia-Romagna, a cui ha risposto un panel statisticamente rappresentativo di aziende associate dell’Unione Parmense degli Industriali nei mesi di gennaio e febbraio 2025.
Nell’anno 2024 le esportazioni della provincia di Parma hanno raggiunto il valore record di 10,07 miliardi di euro, con un apprezzabile incremento del 2,3% rispetto al 2023. Il valore è in controtendenza rispetto al dato nazionale che registra mediamente un calo delle esportazioni dello 0,4% e al dato regionale in contrazione del 2%.
Analizzando gli ordinativi, si segnala che nel secondo semestre 2024, il 39% delle aziende ha indicato ordini in crescita anche grazie al contributo della domanda estera. Le giacenze si confermano in calo per un’impresa su quattro. I settori presentano andamenti diversi: di segno più per farmaceutica e impiantistica alimentare; stazionario per l’alimentare e in calo per meccanica, plastica e vetro.
La tenuta dell’occupazione nella provincia di Parma è un risultato di rilievo: i dati campionari indicano un incremento dei dipendenti dell’1% nell’industria, confermato anche dai dati dell’Osservatorio Regionale del Mercato del lavoro che riconoscono al comparto industriale un ruolo preminente nella creazione di nuova occupazione. A gennaio 2025, i dati raccolti evidenziano per l’industria parmense un miglioramento del giudizio portafoglio ordini (insieme degli ordini in attesa di esecuzione) rispetto a luglio 2024, ma in calo se confrontato con i dati di gennaio 2024.
 
Previsioni 2025
Per quanto riguarda l’anno in corso si registra un progressivo deterioramento delle previsioni relative alla produzione, mentre quelle relative agli ordini in generale subiscono solo qualche oscillazione. Meglio sembrano andare le aspettative sugli ordini esteri che però ancora non registrano gli effetti delle decisioni sui dazi statunitensi.
Le attese per settore ricalcano quanto evidenziato a consuntivo nel 2024: le previsioni migliori riguardano la chimica - farmaceutica e l’impiantistica alimentare. Il dato del settore alimentare è positivo nonostante le incertezze delle conserve animali; in calo marcato sono invece meccanica generale e vetro, più moderato plastica e costruzioni.
Considerando le stesse previsioni in base alla dimensione, si evidenzia una minore fiducia da parte delle aziende con meno di 50 dipendenti.
Le previsioni dell’occupazione risultano positive con andamenti in linea con quanto rilevato a gennaio 2024.
 
Focus investimenti
Come nel 2024, anche questa edizione dell’indagine ha approfondito la tematica degli investimenti, effettuati e previsti, e delle modalità di finanziamento scelte dagli imprenditori.
Complessivamente nel 2024 il 95% delle imprese del territorio interpellate ha realizzato investimenti per un totale di 556 milioni di Euro investiti.
In termini di valori, in media l’importo stanziato dalle imprese per realizzare investimenti è stato circa il 5% del valore del fatturato, con picchi maggiormente significativi per le grandi imprese con oltre 250 dipendenti (8,9% di quota di investimenti sul fatturato) e picchi più deboli per le imprese piccole e medio/piccole (rispettivamente 3,6% e 2,6%), evidenziando l’opportunità di stimolare, anche con politiche economiche incentivanti, la realizzazione di investimenti nelle realtà di minori dimensioni.
Analizzando le destinazioni, le imprese hanno concentrato gli investimenti in impianti, macchinari e attrezzature, software e ICT e formazione dei dipendenti.
Le previsioni per il 2025, a fronte di una complessiva stazionarietà, vedono un importante incremento dell’impiego in tutela ambientale.
I principali freni allo sviluppo degli investimenti sono indicati nella burocrazia e nella difficoltà di reperimento di alcuni profili professionali sul mercato del lavoro.
L’indagine è stata anche occasione di raccolta delle tematiche considerate più critiche dalle aziende, che sono state ricondotte in 5 principali tipologie: ricerca e gestione del personale dipendente (nel 25% delle imprese rispondenti), reperimento delle materie prime e costi energetici (18%), fattori esogeni quali la riduzione di incentivi pubblici o l’evolversi di malattie/epidemie quali peste suina (20%), difficoltà nei processi di innovazione (5% delle imprese), problematiche di settore (in particolare per il settore della meccanica).
Dai dati relativi alle fonti di finanziamento per classe dimensionale d'impresa, emerge una chiara preferenza verso l'impiego del capitale proprio, che nel 2024 raggiunge livelli elevati soprattutto nelle piccole imprese (65%), rispetto a quelle di dimensioni maggiori che si attestano intorno al 58%. Questo suggerisce una tendenza delle imprese più piccole a puntare maggiormente sull'autofinanziamento rispetto ad altre forme.
Solamente il 4% delle imprese analizzate dichiara di avere avuto difficoltà di accesso al credito ordinario negli ultimi 3 mesi, sintomo di un miglioramento della situazione finanziaria a livello macro e del rapporto banca-impresa rispetto agli ultimi 2 anni, dove tale percentuale si era attestata intorno al 7%, e ad annualità dove tale aspetto risultava essere particolarmente critico come negli anni 2012 e 2013.



Per maggiori informazioni:
UPI - Barbara Gaiti; e-mail: barbara.gaiti@upi.pr.it Tel. 0521.2266 (centralino);